Paura per le gelate tardive: ecco i danni che possono causare e quali strumenti si può mettere in atto per difendersi.

 

Nuovo appuntamento con la rubrica agrimeteo24. Dato il netto anticipo del risveglio vegetativo delle piante di cui abbiamo parlato recentemente, parliamo oggi dei mezzi di difesa contro le gelate tardive.
Questo articolo non esce in questi giorni per caso, ma alla luce degli ultimi aggiornamenti modellistici che ipotizzano un ritorno di aria più fredda nella prossima settimana, in grado di creare condizioni favorevoli a tali fenomeni, dannosi a livello delle colture agricole.

Le gelate

Per gelata si intende un abbassamento della temperatura dell’aria al di sotto dello zero in prossimità del suolo. L’effetto di questo fenomeno può creare danni  di diversa entità a seconda del tipo di gelata e a seconda di differenti fattori quali:

  • lo stadio fenologico (es. dormienza o germogliamento) in cui la pianta si trova;
  • la specie e la varietà della pianta, più o meno precoce o tardiva;
  • lo stato nutritivo, maggiore presenza di nitrati porta ad una maggiore sensibilità;
  • la persistenza di temperature sotto zero per un periodo di tempo più o meno lungo.

Le gelate possono essere di due diversi tipologie:

  • per avvezione, ovvero causate dall’arrivo di  una massa di aria più fredda proveniente o dall’Europa settentrionale o orientale. Più frequenti durante l’inverno, comportano solitamente danni minori nel cuore della stagione, quando le piante versano in uno stato di riposo vegetativo detto “dormienza” durante il quale attuano delle strategie per difendersi (perdita delle foglie, rallentamento al minimo dei processi fisiologici, perule che ricoprono le gemme proteggendole dalle basse temperature);
  • per irraggiamento, attraverso un raffreddamento della superficie terrestre causato dall’emissione di radiazione infrarossa da parte del suolo; questo raffreddamento favorito dall’assenza di nubi e di vento durante la notte è associato, in genere, all’inversione termica ovvero alla conseguente stratificazione del freddo verso le pendici sottostanti ai monti  e nelle valli pianeggianti (zone più esposte alle gelate tardive ) (fig.1).
Fig. 1 – Fenomeno dell’inversione termica. Temperatura dell’aria a seconda dell’altezza dell’umidità Fonte: http://www.emiliaromagnameteo.com

I danni alle colture che si verificano spesso a inizio primavera  (mesi di marzo e aprile), quando è già in atto la ripresa vegetativa delle piante, sono imputabili più frequentemente a gelate da irraggiamento, ma possono essere conseguenza di un ingresso tardivo di masse d’aria fredda che poi favoriscono e alimentano le inversioni termiche nei  giorni successivi all’evento.

Il danno in pratica consiste nella necrosi e morte dei tessuti erbacei data dal collassamento delle cellule dopo l’esposizione a temperature negative per un periodo di tempo abbastanza lungo, che varia a seconda degli organi colpiti (germogli, fiori e infiorescenze, frutticini in ordine di sensibilità crescente). La difesa dalle gelate tardive dette, comunemente, anche “brinate” può essere di due tipi: diretta e indiretta.

Sistemi di difesa indiretta o preventiva

La difesa indiretta si può fare attraverso degli accorgimenti atti a prevenire o evitare i danni causati da il suddetto fenomeno, per esempio:

  • scelta di varietà o di cultivar a ripresa vegetativa ritardata, per esempio la selezione di fruttiferi a germogliamento e fioritura ritardate oppure varietà non troppo precoci;
  • Ubicazione delle coltivazioni preferibilmente in zone meno soggette a questi eventi, evitando quindi i fondovalle ;
  • concimazione equilibrata senza esagerare con le concimazioni azotate che rendono ancor più teneri e suscettibili i germogli;
  • scelta della stagione di semina più o meno adatta se si parla di una coltura erbacea o ortiva coltivata in pieno campo.
  • attuare sistemi di allevamento, per quanto riguarda le piante arboree, con impalcatura più distante dalla superficie del terreno (es. nella vite preferire la pergola o il cordone alto rispetto a forme di allevamento come cordone basso o “Guyot”).

Sistemi di difesa diretta

  • Mezzi dinamici, che mirano a inibire e a contrastare l’inversione termica, si tratta di veri e propri ventilatori di altezze che arrivano anche a 10 metri e che evitano appunto la stratificazione dell’aria fredda vicino al suolo rimescolandola (fig.2). I ventilatori vengono utilizzati e funzionano solamente in presenza di gelate da irraggiamento, allorquando ad un’altezza di 20 m troviamo un cuscinetto di aria più calda con temperature di alcuni gradi sopra lo zero. Con questo sistema l’aria sovrastante più calda viene spinta verso il basso, con effetto il rimescolamento dei vari strati d’aria diminuendo la differenza di temperatura tra i diversi strati e mantenendo al suolo temperature positive o di poco sotto lo zero.
Fig. 2 – Ventilatore antibrina installato su pescheto nel faentino. Fonte www.demo.capitello

La massima efficacia di questo sistema la si ha naturalmente in assenza di vento e con un limitato livello di inversione termica (lo strato di aria fredda deve essere molto sottile e limitato ai primi 20-30 metri di distanza dal suolo o gli effetti dei ventilatori saranno vani). Il metodo è applicato principalmente nei frutteti  e negli agrumeti del Sud.

  • Mezzi termici: si basano invece sulla cessione di calore rilasciato nell’ambiente durante il passaggio dell’acqua dallo stato liquido allo stato solido (processo esoergonico); questa tecnica prende il nome di “irrigazione antibrina” e può essere realizzata sovrachioma (fig.3)  o sottochioma (fig.4) (nella seconda vengono evitati danni meccanici dovuti ad appesantimento dei rami causato dal ghiaccio). Naturalmente l’irrigazione deve perdurare finché le temperature non risalgono al di sopra dello zero, perché altrimenti si hanno ugualmente danni da freddo.
Fig. 3 -Irrigazione Antibrina sovrachioma a pioggia su pereto. Ph. Claudio Fabbro

L’acqua allo stato liquido, cadendo sui rami e a terra libera calore nell’atmosfera e in parte anche all’organo della pianta in cui si posa, evitando così di far scendere al di sotto di temperature critiche germogli e fiori (l’obiettivo consiste nel mantenere la temperatura prossima allo 0°C).

 

L’inizio e la tempestività nell’attivazione dell’irrigazione sono fondamentali per ottenere il risultato ottenuto. Se infatti l’azionamento avviene ad una temperatura circostante già prossima a 0°C, in condizioni di bassa umidità relativa, come primo effetto si ha l’evaporazione di parte dell’acqua (processo endoergonico) che si esprime con un brusco abbassamento della temperatura (fig.5). Il contrario dell’effetto ricercato.

Fig. 4 – Irrigazione antibrina sottochioma – fonte www.naandanjain.it

Ad esempio con basse percentuali di umidità relativa la temperatura può scendere di 2/3 °C e mantenersi tale per due tre ore, andando a vanificare l’effetto positivo di questa tecnica. Quindi quando l’aria presenta bassi valori di umidità occorre anticipare di qualche ora l’irrigazione partendo da un livello termico più alto.

Oggigiorno l’azionamento di questi sistemi avviene tramite sensori computerizzati (termometri e igrometri) che leggono in tempo reale le condizioni esterne.

PRO – I vantaggi consistono nell’adattamento a qualsiasi tipologia di gelata e alla polivalenza dell’impianto con cui si possono effettuare anche trattamenti a livello fitosanitario e fertirrigazione.

CONTRO – Gli svantaggi si ritrovano invece nell’elevato costo d’impianto, nella esigenza e nel consumo idrico, ristagno nel terreno dell’eccesso idrico in caso di funzionamento prolungato nel tempo e minor allegagione poiché sul polline ha lo stesso effetto della pioggia.

Fig. 5 – Andamento della temperatura della foglia con interventi differenziati dalla % di umidità dell’aria. Fonte Van Eimern

Nei mezzi  “termici” possiamo far rientrare anche il metodo più semplice ma anche il più dispendioso a livello di manodopera, ovvero quello di riscaldare l’aria circostante con l’accensione di stufe (100-120 stufe/ha), tecnica relegata alle sole zone viticole ad alto valore commerciale e di denominazione delle uve e del relativo vino.

Altri metodi sono l’accensione di presse di paglia o fumogeni con l’intento di creare uno strato di fumo che impedisca la perdita di calore per irraggiamento dalla superficie terrestre; un metodo piuttosto estremo e decisamente poco amico dell’ambiente!

Per le colture orticole coltivate a pieno campo e non protette da tunnel si può optare per la copertura delle file con il cosiddetto “tessuto non tessuto” , o tessuto plastico di poliestere permeabile alla luce e all’acqua, leggero e che consente una protezione di tipo temporaneo e la creazione di un ambiente interno che differenzia in positivo di 1-2 °C di temperatura rispetto all’esterno.

Infine un fattore importante che può incidere sulle temperature raggiunte durante la gelata è lo stato della superficie coltivata. Il terreno grazie alle radiazioni diurne assorbe una discreta quantità di energia anche d’inverno e la rilascia attraverso raggi infrarossi durante la notte con un continuo flusso di calore. Seguendo questo ragionamento nei terreni inerbiti avremo una minor quantità di energia che riesce a oltrepassare il manto erboso e quindi poi durante la notte le temperature circostanti raggiungono temperature più basse (anche di 2 °C) rispetto ad aree con terreno lavorato.

A cura di Lorenzo Piacenti. Enotecnico e Dottore in Agraria – UniFI

Lorenzo Piacenti
Dott. Lorenzo Piacenti

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